Giornata mondiale di lotta contro l’Aids 2018

Secondo i dati forniti dall’Istituto Superiore della Sanità in Italia le persone sieropositive sono tra le 125.000 e le 130.000. Tra queste tra le 12.000 e le 18.000 non hanno ancora scoperto la propria sieropositività. 

Questo dato viene sottolineato dallo slogan Conosci il tuo stato scelto per il World Aids Day 2018 (1 dicembre), un chiaro richiamo alla necessità di effettuare il test.
In occasione della Giornata mondiale di lotta contro l’Aids  il portale dell’Istituto Superiore della Sanità EpiCentro continua la collaborazione con l’Ufficio di informazione Onu per l’Italia attraverso un testo e due videomessaggi:
Barbara Suligoi (Iss) fa il punto sull’epidemiologia di Hiv e Aids e Anna Maria Luzi (Iss) illustra le attività del Telefono verde Aids e Ist e del sito “Uniti contro l’Aids”

Il Telefono Verde Aids e Ist – 800-861061 dell’Uo Rcf dell’Iss anonimo e gratuito, disponibile in italiano e inglese, anche via Skype (nome utente: uniticontrolaids) e per le sole persone sorde anche via mail (tvalis@iss.it) sarà attivo dalle ore 10.00 alle ore 18.00.

E’ di questi giorni la pubblicazione dell’aggiornamento dei dati sulle nuove diagnosi da Hiv pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Ricordiamo che in Italia la sorveglianza sulle nuove diagnosi di infezione da HIV istituita con Decreto Ministeriale nel 2008 ha raggiunto la copertura nazionale nel 2012.

Secondo i dati forniti dall’ISS (aggiornati al 31 maggio 2018),  nel 2017 i casi di nuove diagnosi di HIV sono 3.443. Questo numero potrebbe aumentare in futuro a causa del ritardo di notifica

L’ incidenza (casi/popolazione) è di 5,7 nuovi casi ogni 100.000 residenti, molto vicina all’incidenza media dell’Unione Europea che è di 5,8 nuovi casi per 100.000 abitanti. 

La maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’84,3% dei casi

La trasmissione del virus è avvenuta  tramite rapporti eterosessuali nel 45,8% dei casi (24,9% maschi e 20,9% femmine) e tramite rapporti tra maschi (MSM) nel 38%

Il  76,2% delle nuove diagnosi dunque riguardano maschi.

Tra i maschi, la maggior parte delle nuove diagnosi HIV è in MSM(maschi che fanno sesso con maschi) mentre rimane costante il numero di donne con nuova diagnosi di HIV.

Come si vede questi dati riportano non già l’orientamento sessuale delle persone sieropositive ma il o la partner tramite cui si è contratto il virus.

L’età mediana è di 39 anni per i maschi e di 34 anni per le femmine.
L’incidenza più alta è stata osservata tra le persone di età compresa tra i 25 e i 29 anni (15,9 nuovi casi ogni 100.000 residenti di età 25-29 anni).
In questa fascia di età l’incidenza nei maschi è 22,8 e nelle femmine 8,8 per 100.000. In questa fascia di età l’incidenza non è cambiata nel tempo.

Purtroppo rimane immutato anche il numero altissimo, il 73,9%, di persone cui è stata diagnosticata l’infezione da HIV in AIDS conclamato (cioè all’insorgere dei sintomi dell’aids, dunque parecchio tempo dopo aver contratto il virus).

Persone cioè che pur avendo il virus da molto tempo non sapevano di averlo.

Dall’inizio dell’epidemia (1982) a oggi sono stati segnalati 69.734 casi di AIDS, di cui 44.814 deceduti fino al 2015.

Nel 2017 sono stati diagnosticati 690 nuovi casi di AIDSpari a un’incidenza di 1,1 nuovi casi per 100.000 residenti.

L’incidenza di AIDS è in lieve costante diminuzione negli ultimi quattro anni.

Se tra il 2012 e il 2015 il numero totale di casi di diagnosi di nuove infezioni è diminuita, dal 2015 a oggi il numero si è stabilizzato in tutte le modalità di trasmissione

Come interpretare questi dati?
Nessuna nuova buona nuova?
Non proprio.

Il numero dei nuovi casi dovrebbe diminuire  come succede nel resto d’Europa (secondo i dati dell’ufficio regionale Europe dell’Organizzazione mondiale della sanità (del 2017) e non rimanere stabile.

L’andamento delle nuove diagnosi di HIV nell’Unione Europea e nei paesi della Regione Europea secondo l’OMS

Che il numero costante di nuove diagnosi (l’83% delle quali per via sessuale non protetta) rimanga pressoché invariato negli ultimi 4 anni significa anche che lo Stato Italiano non riesce a fare una campagna di prevenzione efficace che rimane, insieme ai test e all’uso dei profilattico per ogni rapporto sessuale, il principale strumento di contrasto all’HIV.

L’ultima campagna del Ministero della salute, dello scorso anno (2017) che ha come testimonial Dario Vergassola e Giulia Michelini giocava su una morigeratezza dell’uso del profilattico (come dire pochi partner sessuali per abbassare il rischio) rientra ancora nell’alveo dello Stato etico che ti dice quanto sesso devi fare. Una campagna inaccettabile perché se anche voglio fare sesso con una caserma (di uomini o di donne poco importa) l’importante è usare il profilattico SEMPRE.

Questa campagna morigerata segue di CINQUE anni la campagna precedente (del 2012) ancora più ingessata dell’altra, che vedeva Raoul Bova come testimonial.

Molto più efficace il video di Barbara Suligoi…

Solidarietà al Circolo Mario Mieli. È il fascismo ad essere un abominio!

Il Circolo Gaynet Roma esprime piena solidarietà al Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, la cui sede la notte tra il 10 e l’11 novembre 2018 è stata attaccata da un’organizzazione neofascista. L’attacco è avvenuto proprio nel giorno in cui la città di Roma è stata attraversata da due grandi manifestazioni antifasciste, antirazziste e antisessiste, alle quali hanno aderito anche tante associazioni Lgbti: la manifestazione No Pillon. Contro la modifica di separazione e affido e la manifestazione Uniti contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini. In un clima di odio crescente e diffuso, questa è l’ennesima aggressione neofascista contro le persone Lgbti, accusate dall’estrema destra di essere un “abominio perverso”. La realtà è che il vero abominio è proprio il fascismo! È abominevole il suo odio spietato e il suo disprezzo esplicito verso chiunque non sia uomo, bianco, italiano, eterosessuale e cattolico. È abominevole, ma anche antiscientifico, definire “perverse” le persone Lgbti, quando la scienza e la medicina hanno già appurato da tempo che l’omosessualità, la bisessualità e la transessualità non hanno nulla di patologico né di “perverso”. È abominevole continuare a considerare “famiglia” unicamente un tipo di formazione familiare che in Italia non esiste più dagli anni ’70 e che quindi non è neanche definibile come “tradizionale”. È abominevole, ma anche tipico delle organizzazioni neofasciste, attaccare i propri oppositori di nascosto, la notte, quando nessuno può intervenire, senza metterci la faccia e senza farsi vedere. Ci uniamo alle parole del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli: “I vostri insulti sono medaglie, non ci fermerete!“. Continueremo la nostra lotta finché tutti i diritti umani e civili non saranno garantiti a tutte le persone senza alcuna discriminazione.

Manifestazione nazionale per la visibilità bisessuale

In occasione della Giornata Internazionale della Visibilità Bisessuale, il Fronte Bisessuale di Liberazione Queer Fuori dai Binari insieme al Coordinamento nazionale per la Visibilità Bisessuale Mondo Bisex, con la partecipazione di altre realtà locali e nazionali, organizzano a Roma, in piazza della Madonna di Loreto, il 23 settembre 2018,  alle ore 16.00, una manifestazione per dare voce alle istanze di riconoscimento, inclusione e dignità di tutte le persone bisessuali.

La visibilità è la battaglia alla base di ogni progresso possibile: la conoscenza delle realtà bisessuali, delle sue sfaccettature, dell’esistenza stessa delle persone che fanno parte di una comunità sempre più numerosa e, si spera, sempre meno silenziosa.

Le bisessualità sono ancora troppo spesso ignorate o minimizzate nella loro stessa esistenza e le persone bisessuali si formano senza punti di riferimento, in assenza di ogni immaginario collettivo,  e con poche conoscenze delle loro possibilità e della dignità di ogni sfaccettatura di quello che provano e agiscono.

La giornata della visibilità  è quindi un momento  per mostrarsi fiere e fieri di quello che si è, per rivendicare la propria esistenza e un proprio spazio, per promuovere la consapevolezza e l’autodeterminazione di tutte le persone bisessuali.

“Vogliamo dire ad ogni persona bisessuale che può essere libera di esprimere il proprio orientamento senza che nessuno osi dirle cosa è o non è, cosa deve fare o non fare del proprio corpo.
Siamo liberi e  libere di autodeterminarci e definirci” ha detto Tom Dacre, uno dei responsabili di Fuori dai Binari.

È ora di rompere il binarismo omo-etero e riconoscere che la bisessualità è una realtà  diffusa, che non è affatto contraddittoria come pretende il patriarcato, che annaspa dinanzi chi si pone liberamente nei confronti del sesso e dell’affettività senza doversi per forza rinchiudere in categorie oppositrici e autoescludenti.
Anche per questo Gaynet Roma ci sarà.

Ci vediamo Domenica.

La Sapienza di Roma adotta il doppio libretto per le persone trans

di Riccardo Russo*

Ieri, nel  tardo pomeriggio, il Senato Accademico della più grande Università d’Europa, La Sapienza di Roma, ha approvato finalmente la carriera alias (doppio libretto) per le persone trans.

Una decisione sollecitata e sostenuta dalla lista di rappresentanza studentesca Link Sapienza e da Prisma – Collettivo LGBTQIA+.

Quando si parla di carriera alias, si intende sostanzialmente la possibilità  di intraprendere una seconda immatricolazione e relativa  “carriera accademica” che si muove in parallelo a quella con i dati anagrafici di nascita tenendo conto del nome e del genere di elezione, scelti dalla persona.
Avviando una carriera alias, dunque, tutte le procedure accademiche (iscrizione all’esame e badge universitario, in particolare) sono espletate anche con i dati anagrafici scelti.
Al momento della laurea, le due carriere si riuniscono; quella che avrà valore legale sarà la carriera che rispecchia i dati anagrafici ufficiali.
La carriera alias non ha infatti validità al di fuori dell’Università, ma è comunque uno strumento che permette  di vivere serenamente, quantomeno all’interno delle mura accademiche, la propria esistenza venendo riconosciuta col nome e il sesso di elezione e non solamente con quelli di nascita.

L’iter per l’approvazione è stato lungo: inizialmente, l’Amministrazione dell’Università voleva dare questa possibilità solamente a chi avesse già intrapreso il percorso di transizione verso l’altro sesso.

In tal modo, però, si sarebbero escluse quelle persone che non avevano avuto intenzione di iniziare questo percorso, per i motivi i più diversi (economici, familiari o  anche solo per un proprio equilibrio fisico o decisione personale).
È stato dunque ottenuto che chiunque possa richiedere l’attivazione della carriera alias, senza l’obbligo di alcuna transizione.

La proposta iniziale del Collettivo LGBTQIA+ prevedeva una semplice autocertificazione, fornita dalla persona all’Università.

Il motivo è presto detto: la stessa OMS ha finalmente eliminato la transessualità dall’elenco delle patologie psichiatriche, lanciando un messaggio chiaro alle istituzioni:  non è necessario diagnosticare nulla, da nessun punto di vista, per garantire l’accesso ad un eventuale percorso di transizione.
Su questo punto, è stata ottenuta la possibilità di certificazione da parte di un generico “ente competente”, che ora si tenterà di individuare anche internamente all’Ateneo per garantire un percorso il meno invasivo possibile e fuori dalla logica “diagnostica”.

In questi anni, moltissime persone trans hanno abbandonato gli studi o si sono sentite escluse dall’ambiente accademico perché non era riconosciuta la loro identità.

Questa è dunque una prima vittoria per l’accesso al diritto allo studio per tutte e tutti.

*membro di Prisma – Collettivo LGBTQIA+ Università La Sapienza

Addio a La Karl du Pignè al secolo Andrea Berardicurti

La prima volta che ho parlato con La Karl du Pignè fu per dirle che era stupenda.
Lei mi guardò dall’alto dei suoi tacchi a spillo e mi rispose, precisa e tagliente come sempre, tesoro stupenda ci sarai tu io sono favolosa.

In questa iperbole meravigliosa La Karl, al secolo Andrea Berardicurti, attestava un’estetica artistica da Drag Queen, un modo, camp, di stare sulla scena e nel mondo.
Anche  questa sua iperbole, come  le  esagerazioni del femminino che performava sulla scena, non sono però mai state fine a se stesse, non sono mai state recitate per il gusto di farlo, per la loro superficie glamour.
Sono sempre state al contrario strumento di un pensiero critico, lucido, autoironico e sottile come un bisturi, come quando, sulle pagine elettroniche di gaiaitalia.com a proposito del travestitismo scrisse delle righe illuminanti che io e Rosario Coco abbiamo ripreso nel nostro stylebook:

Da quella battuta favolosa sono trascorsi tanti anni, anni di militanza, di incontri nei corridoi del Circolo Mario Mieli, di marce nelle manifestazioni, tante, di protesta e sostegno, per una comunità vituperata e discriminata, tra sorrisi e ammiccamenti perché riconoscevamo l’uno nell’altra la stessa urgenza di esserci, di dire la nostra, di lottare.

La sua scomparsa improvvisa ci turba, perché un amico è venuto a mancare ma anche perché ci ricorda che prima o poi tocca a tutte, anche a noi che ci crediamo immortali e immortali non siamo.

Quel favolosa, che ribadiva un modo di vedere ed essere il mondo, sarà sempre un insegnamento presente nella mia vita anche, se non soprattutto, adesso che Andrea non c’è più.

Chissà come avrebbe commentato lei…

Karl, Andrea, capisci quanto ci manchi?

La Karl du Pignè al secolo Andrea Berardicurti  durante il fotoshooting della campagna del Roma Pride di quest’anno.