Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

25 novembre 1960.  Repubblica Dominicana.
Le sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, attiviste politiche del  “Movimento 14 di giugno”con il nome di battaglia di Las Mariposas (Le farfalle), oppositrici  della  dittatura di Rafael Trujillo, insediato nel 1930 dagli U.S.A.,   si recano a far visita ai loro mariti, incarcerati politici. Il marito di Patria è incarcerato altrove la donna ma decide lo stesso di accompagnare le sorelle.
Le tre donne sono bloccate da agenti del Servizio di Informazione Militare e vengono condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze, dove vengono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente stradale.

Il loro brutale assassinio risveglia l’indignazione popolare. Trujillo viene assassinato nel 1961 portando alla fine della dittatura.

Belgica Adele detta Dedé, l’unica sorella sopravvissuta in quanto non impegnata politicamente, ha dedicato la sua vita alla cura dei e delle nipoti:  Nelson, Noris e Raul, figli di Patria; Minou e Manuelito, figli di Minerva, e Jaqueline figlia di Maria Teresa, che non aveva ancora compiuto due anni.

Dedé affronterà  il senso di colpa per essere sopravvissuta alle sorelle assumendo  il compito di custode della loro memoria.
Nel marzo 1999 ha pubblicato il libro di memorie Vivas in su jardin dedicato alle sorelle, inedito in Italia.
La loro vita è stata narrata anche dalla scrittrice dominicana Julia Alvarez nel romanzo In The time of Butterflies (1994), pubblicato in Italia nel 1997 da Giunti, dal quale è stato tratto il film  omonimo  (Usa, 2001) di Mariano Barroso, con Salma Hayek.

Nel 1981, durante il primo incontro femminista latinoamericano e caraibico svoltosi a Bogotà, in Colombia, viene istituita  la Giornata internazionale della violenza contro le donne, da celebrare il 25 novembre, in memoria delle sorelle Mirabal.

Nel 1991 il Center for Global Leadership of Women (CWGL) avvia la Campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere, proponendo attività dal 25 novembre al 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani.

Nel 1993 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite  approva la Dichiarazione per l’eliminazione della violenza contro le donne ufficializzando la giornata internazionale e la sua data, scelta dalle attiviste latinoamericane, il 17 dicembre 1999 con la risoluzione 54/134.

La Campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere comprende una serie di  date significative, tra le quali
il 29 novembre giornata che, dal 2006, vede celebrata la Giornata internazionale delle persone che difendono i diritti umani delle donneil 1° dicembre quando ricorre la Giornata mondiale contro l’AIDS e il 6 dicembre, anniversario del massacro del Politecnico di Montreal, quando 14 studenti donne di ingegneria furono uccise da un venticinquenne che affermò di voler “combattere il femminismo”.
La campagna ha scelto il colore arancio come identificatore della campagna, cui corrisponde, dal 2014, lo slogan “Orange the World”.

Per il 2020 lo slogan è Orange the World: Fund, Respond, Prevent, Collect!. col quale si richiede un intervento globale per colmare le lacune di finanziamento, garantire i servizi essenziali per le sopravvissute alla violenza durante la crisi COVID-19, concentrarsi sulla prevenzione e sulla raccolta di dati che possano migliorare i servizi salvavita per donne e ragazze.

La violenza contro le donne è infatti ancora diffusissima e lungi da essere prevenuta e cancellata.

La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione.

In Italia sono state istituite le Case Rifugio che si affiancano ai centri antiviolenza.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità ha istituito nel 2006 il numero verde 1522.

Il numero, gratuito è attivo 24 h su 24, accoglie con operatrici specializzate le richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e stalking.

 

Secondo i dati di Di.Re Donne in Rete contro la violenza, la prima associazione italiana a carattere nazionale di centri antiviolenza non istituzionali e gestiti da associazioni di donne, che ha monitorato le richieste di aiuto delle donne durante l’emergenza Covid, rispetto ai contatti “usuali”, ovvero in assenza di lockdown, in questo periodo ben oltre 1.300 donne in più si sono rivolte ai centri antiviolenza D.i.Re.  Nel 2018 le donne “nuove”, ovvero si erano rivolte per la prima volta a un centro antiviolenza D.i.Re, rappresentavano il 78% del totale, in questo periodo rappresentano soltanto il 28%. Le donne che hanno richiesto ospitalità sono il 5%. Quelle che hanno chiamato tramite il 1522 soltanto 3%.

Secondo l’Istat (dati 2014)

Il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).

Ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne (2 milioni 800 mila), in particolare il 5,2% (855 mila) da partner attuale e il 18,9% (2 milioni 44 mila) dall’ex partner. La maggior parte delle donne che avevano un partner violento in passato lo hanno lasciato proprio a causa delle violenza subita (68,6%). In particolare, per il 41,7% è stata la causa principale per interrompere la relazione, per il 26,8% è stato un elemento importante della decisione.

Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex. Gli sconosciuti sono autori soprattutto di molestie sessuali (76,8% fra tutte le violenze commesse da sconosciuti).

E’ bene sottolineare come le donne oltre a subire la violenza  fisica e  sessuale da parte del proprio partner subiscono anche violenza psicologica, cioè comportamenti di umiliazione, svalorizzazione, controllo ed intimidazione, ed economica cioè  privazione o limitazione nell’accesso alle proprie disponibilità economiche o della famiglia.

L’Istat riporta anche la violenza per Stalking cioè  atti persecutori (stalking).

Si stima che il 21,5% delle donne fra i 16 e i 70 anni (pari a 2 milioni 151 mila) abbia subito comportamenti persecutori da parte di un ex partner nell’arco della propria vita. Se si considerano le donne che hanno subito più volte gli atti persecutori queste sono il 15,3%

per approfondire potete consultare il report dell’Istat I centri antiviolenza rincipali risultati dell’indagine condotta nel 2019

Esperienze tra i generi, evento speciale in occasione del #TDOR2020

Esperienze tra i generi  è Il talk online per ascoltare i racconti delle identità trans e non binarie dedicato al #TDOR2020. E’ ispirato al salotto erotico,  l’incontro mensile dell’associazione NUDINessuno Uguale Diversi Insieme (Associazione di psicologi per il benessere LGBTI) promosso in collaborazione con Gaynet Roma. Per l’occasione, si trasforma in un talk online in attesa di poterci nuovamente incontrare in presenza.

Racconteranno la loro storia Noemi Semeraro, William H.Ribera, Giorgia della Valle e Andrea Turchetta.
Introduce Rosario Coco (Gaynet Roma)
Coordinano le psicologhe di NUDI Antonella Palmitesta e Debora Peruzzi
Ospiti Miki Formisano (Presidente Cest) e Fiore di Franco (Fuori dai Binari)
Aspettiamo le vostre domande e i vostri commenti in diretta!
L’iniziativa è promossa dall’associazione NUDI in collaborazione con Gaynet Roma e con il sostegno di Mondrian Suite.
Appuntamento per domenica 22 settembre alle ore 18:00 sulle pagine Facebook di NUDI e Gaynet Roma

 

Gaynet Roma cambia forma: cultura, spazi e servizi per la collettività LGBTI

Lo scorso marzo 2020 è stato approvato il nuovo statuto nazionale di Gaynet in seguito al quale Gaynet Roma ha modificato la propria organizzazione come gruppo territoriale.
Un cambio di forma importante per una realtà associativa che contribuisce al movimento romano da ormai 8 anni.

Nell’ultima assemblea sono state sciolte tutte le cariche sociali e, di concerto con la segreteria nazionale, è stato individuato in Rosario Coco, che è già stato presidente fino al 2017, il nuovo referente del gruppo romano.

Gli si affianca Alessandro Paesano come responsabile per le attività didattiche e culturali.

Agli altri soci che ricoprivano cariche sociali, e che rimangono preziosi collaboratori  della nostra associazione, va tutta la gratitudine di Gaynet e di Gaynet Roma per il lavoro fin qui svolto, in particolare a Titty Gaudio per il lavoro di presidenza svolto negli ultimi anni.

Gaynet Roma proseguirà la sua attività di supporto alla formazione sui temi LGBTI promossa dal nazionale e indirizzata agli operatori e alle operatrici dell’informazione.

In particolare, data l’emergenza COVID 19, l’associazione riproporrà in forma digitale, anche come webinar, le risorse e gli approfondimenti sviluppati negli ultimi anni, con rinnovata attenzione agli aspetti divulgativi delle tematiche Lgbti, da indirizzare all’intera cittadinanza e non solo alle persone LGBTI, nell’ottica di raggiungere porzioni sempre più ampie dell’opinione pubblica.

Dopo aver ribadito il sostegno alla campagna Da’ Voce al Rispetto per la legge contro l’omo-lesbo-bi-transfobia e la misoginia, l’assemblea ha delineato alcune priorità di lavoro per il prossimo futuro, tra le quali sono emersi i temi della sessuofobia, delle nuove relazioni affettive, delle nuove identità, dell’informazione sessuale e sentimentale nelle scuole, della collaborazione con il mondo dello sport, della sensibilizzazione a un uso critico del web, di un’azione sempre più trasversale con i movimenti e le realtà che contrastano il razzismo e l’odio verso le donne.

La piena uguaglianza dei diritti persone LGBTI rimane ancora un obiettivo lontano.
Gaynet Roma ribadisce il proprio impegno sul piano culturale, concentrandosi sulla costruzione di competenze, sulla creazione di servizi per la collettività, LGBTI e non e sulla promozione di spazi per le attività delle associazioni del territorio.

Giornata della visibilità lesbica

Il 26 Aprile è la Giornata della visibilità lesbica, giornata importante per la visibilità e per ricordare il fatto che il lesbismo ha avuto una storia differente rispetto all’omosessualità maschile e ha anche una differente carica simbolica.

A cominciare dalla parola Lesbica, così poco pronunciata – Edda Billi dice che già alla seconda  sillaba ti rimane in bocca e non riesci a finirla di dire – e che spesso, ahiloro, non piace alle stesse lesbiche.

Eppure lesbica rappresenta uno di quei percorsi politici di riappropriazione di una parola nata come insulto, che è stata impiegata in senso identitario e positivo.

La visibilità lesbica ha la sua importanza perché le lesbiche, come tutte le altre donne, nell’eterosistema patriarcale (e anche in certo immaginario erotico) sono viste in funzione degli uomini.

D’altronde, come cosa di donne, il lesbismo è sempre stato poco considerato dal patriarcato, scarsamente considerato a livello filosofico e culturale, come nel caso dell’Antica Grecia (dove si dava esclusiva importanza simbolica ai rapporti omosessuali maschili, in prevalenza pederastici) o era oggetto di scherno, come si vede in Giovenale e in altri esempi nell’Impero Romano (dove anche l’omosessualità maschile doveva seguire determinate regole).

Persino nei campi di concentramento nazisti le lesbiche non vengono annoverate tra le persone omosessuali (per cui i triangoli rosa vanno esclusivamente agli uomini), ma come persone asociali, cui vanno i triangoli neri, perché per il nazismo mentre un maschio omosessuale era traditore della patria e della maschilità una donna, anche se lesbica, poteva sempre rimanere incinta e quindi dare figli alla patria…

E ancora oggi se due ragazzi  vanno al bagno insieme danno più nell’occhio che se lo fanno due ragazze…

Per questo l’importanza della visibilità lesbica va oltre l’orientamento sessuale della singola donna, per abbracciare una sororanza nella quale le donne si riconoscono come donne grazie al rapporto con altre donne e non più in funzione o ad uso del maschio. Edda Billi usa, in questo senso, il termine lesbicità. 

La visibilità è il sancire l’esistenza, è sottolineare la dignità d’essere di qualcosa che è più facilmente oppressa se rimane nascosta.
Le femministe lesbiche, dicendo che il personale è politico a chi relegava l’essere lesbica all’ambito prettamente privato, hanno sancito l’importanza della visibilità non solo femminile ma lesbica, smontando l’idea della donna funzionale all’uomo, sottraendo il termine lesbica dall’accezione negativa a cui era relegato.

Bisogna anche ricordare sempre che l’accusa di ostentazione, con cui si vuole ridimensionare il portato politico della visibilità omosessuale, femminile quanto maschile, è negli occhi di chi guarda, di chi considera ostentazione, per esempio, anche solo un bacio dato in pubblico tra due ragazze e non quello tra un ragazzo e una ragazza. Se il primo dà più nell’occhio del secondo è proprio perché lo si vede di meno ed ecco che la visibilità si fa strumento di autoemancipazione e di liberazione per chiunque voglia sottrarsi all’eterosessismo.