Triangoli rosa una memoria disattesa

Memoriale a Berlino per le vittime omosessuali del nazismo

 

 

La storia delle persecuzioni naziste contro gli uomini omosessuali è stata raccontata e studiata tardivamente.

I triangoli rosa

Gli uomini omosessuali o a vario titolo considerati effemminati, femminili o, ante litteram, transessuali (il termine viene coniato solamente nel 1949) sono condotti da subito nei campi di concentramento:  nel 1933 a Fuhlsbutte, nel 1934 arrivarono a Dachau e a Sachsenhausen.
Centinaia furono deportati in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936.

Nei campi di concentramento  sono riconoscibili  per un triangolo rosa, più grande degli altri simboli in uso, perché gli omosessuali si dovevano vedere da lontano.

Nei lager i triangoli rosa sono sottoposti a esperimenti scientifici per essere riconvertiti all’eterosessualità, tramite letali dosi di testosterone, oppure sottoposti a riassegnazione chirurgica del sesso, oppure alla castrazione.
Molti internati si sottoposero alla castrazione volontariamente quando girarono voci, infondate, che la castrazione li avrebbe resi liberi.

Il 60% dei triangoli rosa non sopravvisse***.

Le donne omosessuali

Anche le donne omosessuali furono internate nei campi di concentramento.
Non in quanto lesbiche bensì come persone asociali contraddistinte da un triangolo nero.
Questa condanna ufficiosa del lesbismo si basava sulla constatazione che, a differenza degli uomini, la cui omosessualità pregiudicava le loro capacità procreative, le donne omosessuali erano ancora capaci di dedicarsi a rapporti sessuali etero e dare figli, e figlie, allo Stato.

Le prime testimonianze

Il primo a rompere il silenzio e raccontare quanto successe  alle persone omosessuali nei lager fu Josef Kohout,  all’epoca dei fatti uno studente universitario poco più che ventenne, internato nel 1940 a causa  della relazione col figlio di un gerarca nazista.

Kohout racconta la sua esperienza di internamento nel libro  Die Männer mit dem rosa Winkel  t.l Gli uomini con il triangolo rosa sotto lo pseudonimo di Heinz Heger, pubblicato nel 1972.

Il libro fa scalpore perché la persecuzione degli uomini omosessuali era all’epoca del tutto ignota.

Perché?

Il paragrafo 175

A differenza delle altre vittime del nazismo, la cui condizione non era illegale prima del Reich, l’omosessualità era punita per legge già prima della presa del potere di Hitler.

Nella repubblica di Weimar gli atti omosessuali, anche tra adulti consenzienti, erano puniti fino a sei mesi di carcere dal paragrafo 175 del codice penale, che aveva origini abbastanza antiche (l’art. 116 della Costitutio Criminali Carolina, promulgata dall’imperatore Carlo V nel 1532).

ll Reich aveva inasprito la pena detentiva già esistente,  portandola da sei mesi a cinque anni. Aveva anche aggiunto un’aggravante (il paragrafo 175a) che puniva  i rapporti omosessuali con minorenni, con sottoposti (dipendenti lavorativi) e gli stupri, con una pena detentiva che poteva arrivare a 10 anni.

Un silenzio imposto 

Per questo motivo storico agli omosessuali internati non viene riconosciuto alcun indennizzo.
Molti dei sopravvissuti ai campi di concentramento che avevano delle condanne carcerarie in sospeso, vengono anzi ricondotti in carcere a scontare la pena detentiva, nonostante gli anni trascorsi nei lager.

Gli uomini omosessuali reduci dei campi di concentramento furono di fatto costretti a tacere il vero motivo della loro prigionia se non volevano rischiare una condanna e il carcere.

L’omocausto continua

Quello che Massimo Consoli chiamò Omocausto  con un neologismo acuto quanto doloroso continuò così anche dopo la fine della guerra.

Le sorti degli uomini omosessuali furono però molto diverse nelle due Germanie che si costituirono nel 1949.

Nella Germania dell’Est…

La Repubblica Democratica Tedesca, quella del blocco russo, d’oltrecortina, volgarmente detta Germania dell’Est, ripristinò nel 1949 il paragrafo della repubblica di Weimar  (mentre il 175a rimase in vigore).

Già nel 1957, pur rimanendo formalmente in vigore, l’effetto penale dei paragrafi 175 e 175a venne sospeso perché gli atti omosessuali  non costituivano un pericolo per la società socialista*.

…e in quella dell’Ovest

Nella  Repubblica Federale di Germania (RFT) detta volgarmente Germania dell’ovest, quella libera e democratica dell’Europa capitalista e della Nato, si preferì invece mantenere  il paragrafo inasprito del Reich.
Il motivo è  specificato in una sentenza del 1957 i paragrafi 175 e 175a non erano  influenzati  dall’ideologia nazionalsocialista tanto da dover essere aboliti in un libero stato democratico.

Tra il 1949 e il 1969  nella RTF vennero incriminati più di 50 mila uomini omosessuali**.
Ancora negli anni 60 venivano praticate castrazioni chimiche dalle dubbie basi scientifiche.

Nel 1969 il paragrafo fu abolito e rimase in vigore solamente il 175a. Il  paragrafo  condannava i rapporti sessuali con ragazzi al di sotto dei 21 anni, la prostituzione maschile con uomini, i rapporti sessuali imposti da contingenze di dipendenza lavorativa.
L’età fu abbassata ai 18 anni nel 1973. L’età del consenso per  i rapporti sessuali etero era invece a 14 anni.

Quando nel 1989 le due Germanie si riunificarono, nella ex Germania dell’Est, l’omosessualità tornò ad essere penalizzata, secondo l’ottica del paragrafo 175a, che venne abolito solamente nel 1994****.

 

I risarcimenti, finalmente

Nel 2002, la Germania annulla le condanne inflitte durante il Terzo Reich tramite il paragrafo 175.
Il provvedimento, però, non si applicava per le condanne precedenti e successive al nazismo. Bisognerà aspettare il 2017 perché lo stato tedesco riabiliti la fedina penale di tutte persone condannate per il loro orientamento sessuale.

Le persone omosessuali furono colpite dalla ferocia nazista assieme a tante altre. Clicca qui per leggere l’elenco completo delle vittime dell’Olocausto.

Monumento dedicato alle vittime omosessuali del nazifascimo presente nel parco Tiergarten di Berlino

 

*Quando la Repubblica Democratica Tedesca approvò il proprio codice penale, il 1º luglio 1968, il paragrafo 151 StGB-DDR,  prevedeva una pena  fino a tre anni di reclusione o di libertà condizionata, nel caso di un maggiorenne  che avesse rapporti sessuali con un minorenne. La legge era applicata anche nel caso di rapporti tra donne e ragazze.

** Ancora nel 1962 si giustificava il mantenimento del paragrafo 175 con queste parole: Riguardo all’omosessualità maschile, il sistema legale deve, più che in altre aree, erigere un baluardo contro la diffusione di questo vizio, che altrimenti rappresenterebbe un serio pericolo per la salutare e naturale vita delle persone.

*** Veronica Fernandes Le altre vittime dell’Olocausto

**** Tonia Mastrobuoni  Germania, governo riabilita gay condannati in base a legge nazista La Repubblica

La giornata della memoria e tutte le vittime dell’olocausto

Il 27 Gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

Questa data è stata scelta per commemorare le vittime dei campi di concentramento e di sterminio nazifascisti nella risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º Novembre 2005.

L’Italia aveva già istituito una giornata commemorativa, lo stesso giorno, con la Legge 20 luglio 2000, n. 211 per ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati dell’Olocausto e delle leggi razziali e coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati ebrei, nonché tutti i deportati militari e politici italiani nella Germania nazista.

Mentre nella risoluzione dell’Onu si parla di Olocausto (Holocaust) che, nella lingua inglese, si riferisce tanto alle vittime ebraiche quanto a quelle di altra natura (così secondo il dizionario Merriam-Webster) la legge italiana si riferisce alla shoah e nomina esclusivamente i cittadini ebrei.

Una dimenticanza che sa di censura visto che nei campi di concentramento e di sterminio nazifascisti vennero rinchiuse e uccise oltre alla popolazione ebraica, anche altre persone e gruppi etnici e religiosi ritenuti indesiderabili e per i quali il Terzo Reich aveva previsto e perseguito il totale annientamento: prigionieri e prigioniere di guerra dell’unione sovietica, oppositori politici e oppositrici politiche, persone rom, sinti, jenisch, testimoni di Geova e pentecostali, persone omosessuali, persone malate di mente e portattrici di handicap, come si evince facilmente dalla tavola sinottica dei simboli con cui i prigionieri e le prigionere venivano identificate nei campi.

FireShot Screen Capture #197 - 'Simboli dei campi di concentramento nazisti - Wikipedia' - it_wikipedia_org_wiki_Simboli_dei_campi_di_concentramento_nazisti
schema riassuntivo dei simboli, fonte wikipedia

La giornata della memoria è rivolta, natualmente anche a tutte loro.

Un disegno di legge presentato nella precedente legislatura e ripresentato in quella attuale (22 GENNAIO 2015 Modifiche alla legge 20 luglio 2000, n.211), si propone di annoverare tra le vittime dell’olocausto, oltre a quelle della shoah, anche quelle dei popoli Rom, Sinti e Jenisch (quelli che i nazisti chiamavano zingari bianchi) uno sterminio che in lingua romanì è idicato come Porrajmos, il grande divoramento.
Nessun accenno alle altre vittime nè, tanto meno, a quelle omosessuali.

Massimo Consoli per le vittime omosessuali coniò il termine omocausto.

Bisogna tenere presente che, alla fine della guerra, le persone omosessuali prigioniere nei campi di concentramento e di sterminio non vennero liberate ma tradotte nelle carceri, perchè l’omosessualità era un reato ricosciuto dal Paragrafo 175 del codice civile tedesco, già prima dell’avvento del nazismo, entrato in vigore il 15 maggio 1871,  restandolo fino al 10 marzo 1994.
Le persone omosessuali vennero considerate carcerati comuni e non vittime del nazismo e anche una volta scontata la pena in carcere non si videro ricoscere alcun risarcimento morale o economico.
Massimo Consoli coniò per questo loro le persone omosessuali perseguitate dal nazismo l’efficace espressione omocausto.

Il nazismo si era “limitato” a inasprire le pene previste da quel paragrafo.
Dopo  la fine della guerra la Germania Est (quella “comunista”)  cancellò le aggravanti naziste nel 1950, limitandone successivamente il divieto ai soli rapporti  con le persone minorenni nel 1968, e abolendolo definitivamente nel 1988.
La Germania Ovest (Quella “occidentale”) mantenne invece gli inasprimenti nazisti sino al 1969, quando il paragrafo 175 venne limitato a “casi qualificati”. Attenuato ulteriormente nel 1973 rimase in vigore anche dopo la riunificazione tedesca (tornando in vigore dunque anche nella ex germania dell’Ovest) e abrogato solamente nel 1994.

Ci addolora dover constatare come, ancora oggi, nel 2017, la giornata della memoria si veli di amnesia nella pagina scritta della legge anche se il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso commemorativo, tenuto oggi al palazzo Quirinale, ha ricordato tutte le vittime, anche quelle omosessuali.

Dispiace constatare come la giusta rivendicazione per una memoria inclusiva venga distorta e strumentalizzata ai soliti fini antisemiti dimostrando come omofobia, antisemitismo, razzimo e forme di intolleranza verso tutte le presunte diversità sia viva più che mai e inquini la democrazia di questo Paese.

Anddos Gaynet Roma vuole ricordare tutte le vittime del nazifascismo, nessuna esclusa.

 

 

Alessandro Paesano

Vicepresidente Anddos-Gaynet Roma