Francesco Di Benedetto: esce il libro fotografico “And So it Happened”

Il fotografo Francesco Di Benedetto, originario di Lamezia Terme (CZ), ma che ora vive a New York, ha dedicato gli ultimi tre anni ad un progetto volto a raccontare le storie di persone sieropositive undetectable (non rilevabile) e di quelle che prendono la PrEP.

Mescolando ritratti e interviste And So it Happened (t.l. E così è successo), questo il titolo del progetto, presenta un panorama decisamente ottimista, grazie al progresso della scienza.

I notevoli progressi in campo medico-scientifico, infatti, hanno  migliorato la vita delle persone sieropositive, quelle che almeno possono accedere alle cure antiretrovirali.

Grazie a questi farmaci di nuova generazione, le persone sieropositive che si attengono alle cure, raggiungono una carica virale così bassa che il virus non solo non è più rilevabile dai test, ma è anche impossibile venga trasmesso ad altre persone.

Quello che ancora si lamenta, e che è la causa principale per cui è nato il progetto, è lo stigma che ancora affligge le persone sieropositive.

Durante questa pandemia, Francesco si è dedicato alla pubblicazione in forma di libro – il progetto originale è su Instagram (@andsoithappened.theproject) -, cosa che permette di avere uno sguardo d’insieme, dopo la lettura delle settanta e più interviste.

Francesco Di Benedetto

Nell’introduzione, Francesco dice: L’obiettivo principale, dunque, è dare visibilità a queste storie, nella convinzione che parlare apertamente di questi problemi e condividere esperienze di vita reale aiuti a mantenere viva la discussione e a combattere lo stigma.

Ed è proprio con l’intenzione di aprire una discussione che invitiamo tutti e tutte a leggere queste storie.

L’ebook può esser scaricato gratuitamente a questi link (sia in italiano che in inglese):

Congratulazioni a Francesco, con l’augurio che possa, quanto prima, espandere il suo prezioso progetto all’Europa e soprattutto all’Italia.

Buona lettura!

HIV: nel 2019 la percentuale di MSM raggiunge quella dei maschi etero.

Dal 2012 in Italia le nuove diagnosi di infezione da HIV continuano a diminuire*.

Nel 2019 i nuovi casi di infezione da Hiv sono stati 2.531.
Nel 2012  erano  4.162, nel 2017  3.579.

L’incidenza** è del 4,2, di poco inferiore alla media  Europea che è di 4,7.
Nel 2012 era del 7,0.

Nel 2019 le incidenze più alte sono state registrate nel Lazio e in Lombardia.

L’incidenza più alta è stata osservata tra le persone di 25-29 anni (10,4 nuovi casi ogni 100.000 residenti) e di 30-39 (9,8 nuovi casi ogni 100.000 residenti);

In queste fasce di età l’incidenza nei maschi era 4 volte superiore a quelle delle femmine.

Di queste 2.531 nuove persone infette, l’80% sono maschi, 42% Maschi che fanno sesso coi Maschi, 25,2% maschi etero, mentre il restante 12,8%  sono entrati in contatto col virus per altre vie oltre quella sessuale, come mostrato nella tabella riportata di seguito.

tabella tratta dal Notiziario dell’Istituto Superiore della Sanità

Nel 2019 per la prima volta la percentuale di nuove diagnosi HIV afferenti  ai rapporti sessuali tra maschi che fanno sesso con maschi (MSM), (42,2%), ha raggiunto quella dei  rapporti eterosessuali (42,3%), che, in passato,  è sempre stata la modalità più frequente.

La maggior parte delle nuove diagnosi di infezione da HIV è attribuibile a rapporti sessuali non protetti da preservativo, che costituiscono l’84,5% di tutte le segnalazioni.

Il numero maggiore di nuove diagnosi si registra nella fascia d’età 25-29 anni, l’età mediana invece è 39 anni per le femmine e 40 anni per i maschi, come si evince dalla tabella di seguito riportata.

tabella tratta dal Notiziario dell’Istituto Superiore della Sanità

Dal 2016 si osserva una diminuzione del numero di nuove diagnosi HIV nella popolazione straniera.

Nel 2019, il 25,2% delle persone con una nuova diagnosi di HIV era di nazionalità straniera.

Tra le persone straniere, il 57,5% di casi è costituito da eterosessuali (etero- sessuali femmine 32,8%; eterosessuali maschi 24,7%).

Continua ad aumentare il numero di persone cui viene diagnosticata tardivamente l’infezione da HIV.
Nel 2019: 2/3 dei maschi eterosessuali e oltre la metà delle femmine con nuova diagnosi HIV sono state diagnosticati in fase avanzata di malattia.

Solamente il prossimo anno sapremo con certezza se e in che modo l’emergenza Covid ha avuto effetti negativi sulla prevenzione della diffusione di Hiv.
Si teme che ci sia stato un minor ricorso ai test diagnostici e alla profilassi post esposizione.

Anche in tempo di Covid l’uso del profilattico difende dall’hiv e dalle altre infezioni sessualmente trasmesse.  

 

 

In occasione della Giornata Mondiale di Lotta contro l’AIDS, oggi, 1 dicembre 2020, il Servizio di counselling Telefono Verde AIDS e Infezioni Sessualmente Trasmesse – 800861061 dell’Istituto Superiore di Sanità sarà attivo dalle 10.00 alle 18.00.

 

**numero di nuovi casi in un anno su 100.000 persone negative

Giornata mondiale di lotta contro l’Aids 2018

Secondo i dati forniti dall’Istituto Superiore della Sanità in Italia le persone sieropositive sono tra le 125.000 e le 130.000. Tra queste tra le 12.000 e le 18.000 non hanno ancora scoperto la propria sieropositività. 

Questo dato viene sottolineato dallo slogan Conosci il tuo stato scelto per il World Aids Day 2018 (1 dicembre), un chiaro richiamo alla necessità di effettuare il test.
In occasione della Giornata mondiale di lotta contro l’Aids  il portale dell’Istituto Superiore della Sanità EpiCentro continua la collaborazione con l’Ufficio di informazione Onu per l’Italia attraverso un testo e due videomessaggi:
Barbara Suligoi (Iss) fa il punto sull’epidemiologia di Hiv e Aids e Anna Maria Luzi (Iss) illustra le attività del Telefono verde Aids e Ist e del sito “Uniti contro l’Aids”

Il Telefono Verde Aids e Ist – 800-861061 dell’Uo Rcf dell’Iss anonimo e gratuito, disponibile in italiano e inglese, anche via Skype (nome utente: uniticontrolaids) e per le sole persone sorde anche via mail (tvalis@iss.it) sarà attivo dalle ore 10.00 alle ore 18.00.

E’ di questi giorni la pubblicazione dell’aggiornamento dei dati sulle nuove diagnosi da Hiv pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Ricordiamo che in Italia la sorveglianza sulle nuove diagnosi di infezione da HIV istituita con Decreto Ministeriale nel 2008 ha raggiunto la copertura nazionale nel 2012.

Secondo i dati forniti dall’ISS (aggiornati al 31 maggio 2018),  nel 2017 i casi di nuove diagnosi di HIV sono 3.443. Questo numero potrebbe aumentare in futuro a causa del ritardo di notifica

L’ incidenza (casi/popolazione) è di 5,7 nuovi casi ogni 100.000 residenti, molto vicina all’incidenza media dell’Unione Europea che è di 5,8 nuovi casi per 100.000 abitanti. 

La maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’84,3% dei casi

La trasmissione del virus è avvenuta  tramite rapporti eterosessuali nel 45,8% dei casi (24,9% maschi e 20,9% femmine) e tramite rapporti tra maschi (MSM) nel 38%

Il  76,2% delle nuove diagnosi dunque riguardano maschi.

Tra i maschi, la maggior parte delle nuove diagnosi HIV è in MSM(maschi che fanno sesso con maschi) mentre rimane costante il numero di donne con nuova diagnosi di HIV.

Come si vede questi dati riportano non già l’orientamento sessuale delle persone sieropositive ma il o la partner tramite cui si è contratto il virus.

L’età mediana è di 39 anni per i maschi e di 34 anni per le femmine.
L’incidenza più alta è stata osservata tra le persone di età compresa tra i 25 e i 29 anni (15,9 nuovi casi ogni 100.000 residenti di età 25-29 anni).
In questa fascia di età l’incidenza nei maschi è 22,8 e nelle femmine 8,8 per 100.000. In questa fascia di età l’incidenza non è cambiata nel tempo.

Purtroppo rimane immutato anche il numero altissimo, il 73,9%, di persone cui è stata diagnosticata l’infezione da HIV in AIDS conclamato (cioè all’insorgere dei sintomi dell’aids, dunque parecchio tempo dopo aver contratto il virus).

Persone cioè che pur avendo il virus da molto tempo non sapevano di averlo.

Dall’inizio dell’epidemia (1982) a oggi sono stati segnalati 69.734 casi di AIDS, di cui 44.814 deceduti fino al 2015.

Nel 2017 sono stati diagnosticati 690 nuovi casi di AIDSpari a un’incidenza di 1,1 nuovi casi per 100.000 residenti.

L’incidenza di AIDS è in lieve costante diminuzione negli ultimi quattro anni.

Se tra il 2012 e il 2015 il numero totale di casi di diagnosi di nuove infezioni è diminuita, dal 2015 a oggi il numero si è stabilizzato in tutte le modalità di trasmissione

Come interpretare questi dati?
Nessuna nuova buona nuova?
Non proprio.

Il numero dei nuovi casi dovrebbe diminuire  come succede nel resto d’Europa (secondo i dati dell’ufficio regionale Europe dell’Organizzazione mondiale della sanità (del 2017) e non rimanere stabile.

L’andamento delle nuove diagnosi di HIV nell’Unione Europea e nei paesi della Regione Europea secondo l’OMS

Che il numero costante di nuove diagnosi (l’83% delle quali per via sessuale non protetta) rimanga pressoché invariato negli ultimi 4 anni significa anche che lo Stato Italiano non riesce a fare una campagna di prevenzione efficace che rimane, insieme ai test e all’uso dei profilattico per ogni rapporto sessuale, il principale strumento di contrasto all’HIV.

L’ultima campagna del Ministero della salute, dello scorso anno (2017) che ha come testimonial Dario Vergassola e Giulia Michelini giocava su una morigeratezza dell’uso del profilattico (come dire pochi partner sessuali per abbassare il rischio) rientra ancora nell’alveo dello Stato etico che ti dice quanto sesso devi fare. Una campagna inaccettabile perché se anche voglio fare sesso con una caserma (di uomini o di donne poco importa) l’importante è usare il profilattico SEMPRE.

Questa campagna morigerata segue di CINQUE anni la campagna precedente (del 2012) ancora più ingessata dell’altra, che vedeva Raoul Bova come testimonial.

Molto più efficace il video di Barbara Suligoi…

Il sesso è cultura – giovedì 8 giugno alla Gay Croisette del Roma Pride

In occasione del Roma Pride 2017, Anddos-Gaynet Roma propone il dibattito “Il sesso è cultura”.

Non parleremo di cultura non nel senso di sapere quando è nato Dante, ma cultura come visione del mondo, idea della società e delle relazioni tra le persone.

Tutti elementi che si intrecciano, si sviluppano e si esprimono profondamente anche attraverso il nostro modo di vivere la sessualità.

Che significa ancora oggi liberazione sessuale? che significato hanno i luoghi in cui si può fare sesso?

Quali responsabilità esistono, nel 2017, nella prevenzione delle Infezioni Sessualmente Trasmesse?

A queste e ad altre domande risponderanno Martina Carpani, Resp. nazionale della Rete della Conoscenza, realtà nazionale che riunisce il mondo dell’università e la ricerca

Valerio Mezzolani, Segretario nazionale di Gaynet, associazione che si occupa di formazione in collaborazione con l’ordine dei giornalisti, Rosario Coco, Presidente del circolo Anddos-Gaynet Roma, coautore nel 2014 de “Lo Stylebook di Gaynet” insieme ad Alessandro Paesano, Stefano D’Agnese, Resp. associazione Skyline. Conduce Alessandro Paesano, giornalista e militante.

L’iniziativa avrà luogo nell’ambito della Gay Croisette, la dieci giorni di eventi, cultura e spettacolo promossa dal coordinamento Roma Pride nella Gay street di Roma, in via San Giovanni in Laterano, giovedì 8 giugno alle ore 20:00.